Casi di successo

Otto Bock, la tecnologia protesica sceglie il distretto bolognese

Atleta che utilizza la protesiLa nascita e lo sviluppo nella zona del bolognese del distretto ortopedico, comparto d’eccellenza del settore sanitario italiano. È questo il motivo che ha spinto Otto Bock, gruppo tedesco leader nell’area della tecnica ortopedica e della riabilitazione, ad investire in Emilia-Romagna. La Otto Bock, fondata nel 1918 a Berlino, Germania, è specializzata nella produzione di protesi d’arto inferiore e superiore, ortesi, carrozzine e sistemi di postura. Oggi è presente in 40 Paesi con un organico di oltre 3700 persone.

«Fin dalla nascita della tecnica ortopedica nell'immediato primo dopoguerra, Bologna e il suo territorio, grazie in particolare alla presenza delle Officine Ortopediche Rizzoli, hanno ospitato quello che è diventato l'attuale polo ortopedico italiano» spiega Alessandro Coppi, amministratore delegato di Otto Bock Italia. “Per questa ragione – continua  Coppi - Otto Bock scelse Bologna nel 1968 per aprire la sua prima sede di rappresentanza in Italia. Si trasferì poi a Budrio nel 1986 per ragioni logistiche e di opportunità essendo cresciuta, nel frattempo, l'importanza del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio.

In Emilia-Romagna Otto Bock Italia conta oltre 70 dipendenti e, oltre allo stabilimento produttivo, a Budrio è presente il Competence Centre, un’area di oltre 1000 mq fortemente voluta dall’azienda, destinata alla prova pratica degli ausili e all’approfondimento delle caratteristiche tecniche dei prodotti da parte dei pazienti, nonché a corsi di formazione e seminari di aggiornamento rivolti a fisiatri, tecnici ortopedici e fisioterapisti. Sponsor delle Paraolimpiadi, Otto Bock  ha dato il suo importante contributo anche ai giochi Paraolimpici di Torino 2006.

Esempi della sua produzione migliore sono il “ginocchio intelligente” e la “mano mioelettrica”. Grazie ad un software particolare, il ginocchio intelligente è in grado di analizzare il terreno e le diverse andature, regolando automaticamente la frequenza del passo. La mano mioelettrica, invece, è  comandata da sensori che, interfacciati ad un meccanismo, permettono di afferrare oggetti, anche piccoli e fragili, senza alcun problema.