La Regione dello sviluppo
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Prodotti tipici di alta qualità e lavorazioni ancora legate alla tradizione, accanto a un tessuto industriale specializzato nella produzione di largo consumo e nei macchinari per lavorazioni alimentari. È l’Emilia-Romagna dei prodotti Igp e Dop (se ne contano più di venti), del culatello di Zibello, dell’aceto balsamico di Modena e del Parmigiano reggiano, specializzata allo stesso tempo nell’impiantistica alimentare: tra Reggio e Modena, c’è la più alta concentrazione di produzione di macchine agricole in Italia; da Bologna fino a Parma, la produzione di macchine per il packaging industriale di prodotti alimentari è competitivo a livello mondiale.
La produzione di macchinari è di supporto alle produzioni che punteggiano il territorio della regione: l’industria lattiero casearia e quella delle conserve in particolare a Parma, assieme all’allevamento avicolo nel Forlivese a alla produzione di frutta in Romagna.
Il settore agroalimentare è quello nel quale si è espresso di più quel misto di imprenditorialità e spirito di cooperazione che è tipico della regione: va segnalato il ruolo centrale delle imprese cooperative, ancora dominanti in molte attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, accanto alle grandi imprese, ma anche di numerose forme di associazionismo tra le imprese minori. Rilevante anche il peso delle iniziative istituzionali di collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e il miglioramento dei prodotti.
In questo panorama produttivo l’industria alimentare emiliano-romagnola, che ha retto l’impatto con la fase critica dei primi anni 2000, nel 2001 occupava più di 150mila addetti. Tra agricoltura e zootecnia le imprese ammontavano a 190mila: a livello nazionale, l’Emilia-Romagna rappresenta il 15% della filiera.